Fatto positivo #1

Riflessioni in uscita dal lockdown

Tetto giardino, Unité d'Habitation de Marseille di Le Corbusier
Tetto giardino, Unité d'Habitation de Marseille di Le Corbusier

Tendo l’orecchio e… No ancora niente.

 

Sono passati due mesi dall’inizio del lockdown, eppure questa assenza di rumori continua a sorprendermi. Non me ne ero mai resa conto. Pur abitando in un quartiere tranquillo, lontano dalla strada principale, vivevo sorretta da un cupo rumore di fondo, uno zoccolo stabile e duraturo sul quale si svolgevano le mie giornate.

 

A pensarci bene è incredibile: il suono di migliaia di macchine, motorini, treni e marchingegni di ogni genere che si spengono e accendono in modo così discontinuo ma costante da creare un’unica perpetua entità.

 

 

 

Ogni frastuono, ogni fragore di macchina dovrebbero essere banditi come profanazioni esecrabili.
Le Corbusier

 

Con questa frase, seppur estrapolata dal contesto, Le Corbusier stesso, l’uomo de “la casa è una macchina per abitare”, sembra suggerire la fuga dalla città, il distanziamento dal frastuono della società.

 

Facciamo parte di un immenso organismo solidale che però allo stesso tempo è composto da individui separati e indipendenti. Rispetto a questa consapevolezza serpeggiano sentimenti contrastanti: amore e odio per il progresso e la complessità che ne deriva. Eppure viviamo insieme, nonostante tutto, e i nostri destini sono inevitabilmente legati. Che lo vogliamo o no. Questo periodo di lockdown appena trascorso ne è l’evidenza più eloquente.

 

 

PERCHÉ “FATTO POSITIVO”

 

In un contesto di isolamento come quello che abbiamo appena passato, ci siamo privati di molte libertà, ma sono certa che, come me, molti di voi abbiano trovato anche dei lati positivi.

 

Con la speranza che continui la fase di uscita dall’emergenza che stiamo attraversando mentre scrivo questo articolo, vorrei che la ripartenza nascesse da una serie di fatti positivi e non solo da critiche e disagi. Sia ben chiaro, se fosse per me non risparmierei critiche e giudizi nei confronti di questa società insensata e insostenibile che ci ha portato in questa situazione, ma ritengo più utile concentrarsi sulle soluzioni e su una visione più matura che favorisca l’evoluzione.

 

Io vivo in condominio, vivere in appartamento per due mesi è stato molto limitante. Vuoi stare all’aperto? Se sei fortunato hai un piccolo poggiolo a disposizione ed è meglio che ti accontenti dell’orientamento che ha. Vuoi allenarti? Forse è stato facile creare una zona adatta, ma sicuramente hai dovuto sacrificare qualche altra area dedicata magari al pranzo o allo studio. Vuoi lavorare, meditare, leggere o concentrarti? Bisogna sempre e comunque farlo in casa. Forse è stato possibile creare un luogo apposito, ma se convivi o hai una famiglia, probabilmente qualcun altro ha rinunciato al suo spazio materiale e mentale per te.

 

 

 

MA…

 

Già prima dell’emergenza era evidenziata una tendenza di fuga, molti cercano di allontanarsi dalla città, di avere più indipendenza e spazio all’esterno. Se vogliamo uscire dai limiti fisici dell’appartamento non è detto che la villetta indipendente fuori città sia la soluzione. In questo periodo sono nati anche buoni comportamenti spontanei che possono suggerirci un’alternativa.

 

ALCUNI FATTI:

 

Già dai primi giorni del confinamento si avviano timide offerte di scambio e assistenza. Poi pian piano attività più organizzate: l’orto condiviso (perché mai la terra di tutti non può essere di qualcuno?), spesa e ordini collettivi (perché tanto facciamo tutti le stesse cose), assistenza (perché oggi ti aiuto io e domani magari serve una mano a me), oggetti e attrezzi, disinfettati, in prestito (perché tanto siamo tutti nella stessa barca) e conoscenza gratuita (perché ognuno di noi potrebbe tenere una quantità di corsi istantanei di giardinaggio, cucina o fai da te da far impallidire YouTube!).

 

 

 

Se spontaneamente sono sorte tante belle iniziative, dove potremmo arrivare se fossero pensate ed organizzate?

 

PROGETTARE LA VITA CONDIVISA

 

Vero monumento nella storia dell'edilizia francese e nel complesso francese di realizzazioni destinate a risolvere, in quel Paese, il problema dell'abitazione”.
Gio Ponti in riferimento all’
Unité d'Habitation di Le Corbusier

 

L’immagine dell’ Unité d'Habitation che Le Corbusier ha realizzato a Marsiglia non è ancora arrivata a toccare i nostri cuori, quell’imponente alveare di cemento a molti provoca ancora una certa repulsione. Eppure lui ci aveva già pensato: un “condominio” che non fosse un’abitazione economica di bassa qualità, ma una città verticale, un agglomerato di “ville di città”, dotato di un ampio parco e numerosi spazi comuni; ben due piani di negozi, supermercato, ufficio postale, biblioteca, asilo e scuola, palestra e piscina sul tetto...

 

Progettare una vita condivisa è possibile.

 

Attualmente portiamo avanti un’idea molto simile con il cohousing, unica differenza che in genere il cohousing è una scelta di vita e quindi viene attuata da una comunità o da persone che condividono gli stessi principi. Ovviamente in questo tipo di “cohousing integrale” è possibile raggiungere importanti traguardi di sostenibilità, ma dato che non è sempre possibile trasferirsi e non è nemmeno ragionevole continuare a costruire nuovi edifici, credo che sia più interessante un “cohousing pragmatico”, realizzato con “quello che c’è”.

 

CONDominio e CONDivisione

 

Il primo passo secondo me è cercare di consolidare le buone intuizioni e le buone pratiche instaurate in questo periodo. In seguito si potranno adottare soluzioni più strutturate. Anche in un condominio esistente si potranno ad esempio: sostituire gli impianti, caldaie e termosifoni, con alternative più sostenibili, acquistare pannelli fotovoltaici, riutilizzare l’acqua piovana, creare un isolamento a cappotto, acquistare attrezzature da condividere (asciugatrici, attrezzatura per il fai da te, o semplicemente tavoli, sedie ed ombrelloni), ripartire la connessione internet, acquistare alberi da frutto, organizzare consegna pacchi, car-sharing, bike-sharing… Gli acquisti verranno poi organizzati in modo collettivo: acquistando quantità maggiori si avrà un prezzo migliore.

 

Lo so. Chi vive in condominio storcerà il naso, penserà al burbero Signor Rossi che non apre nemmeno la porta quando gli suoni il campanello… figuriamoci se gli si può proporre il “car-sharing”!

 

Trovo però che alcune delle idee scritte sopra possano semplificare la vita in modo talmente immediato e con così poco dispendio di energie che sarebbe un delitto non provarci!

 

La mia speranza è che partendo da un riscontro positivo potremo iniziare a progettare un’evoluzione positiva.

 

 

 

Elena Vettore

 

elena.vettore@8plan.net